Julian Assange, per i giudici inglesi può essere estradato negli Stati Uniti


La magistratura britannica ha formalmente autorizzato l’estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti. L’ordine contro il fondatore di WikiLeaks è stato emesso dalla Westminister magistrates’ court di Londra, mercoledì 20 aprile 2022. Ora la responsabilità passa a Priti Patel, ministra degli Interni del Regno Unito, che dovrà decidere se rifiutare o approvare il trasferimento di Assange negli Stati Uniti, dove rischia fino a 175 anni di carcere.

Il caso Assange

Dopo una battaglia legale durata anni, l’attivista australiano non è mai stato così vicino all’estradizione, nonostante i suoi avvocati possano ancora presentare appello all’Alta corte. Assange è ricercato negli Stati Uniti per aver diffuso, a partire dal 2010, più di 700mila documenti riservati sulle attività militari e diplomatiche di Washington in Iraq e Afghanistan, con le quali ha denunciato abusi e crimini di guerra. Per questo, l’azione legale statunitense contro di lui è stata più volte condannata come un grave attacco alla libertà di stampa, da numerose organizzazioni per i diritti umani.

Per evitare la cattura, Assange si è rifugiato per sette anni presso l’ambasciata ecuadoriana a Londra, fino a quando non è stato letteralmente trascinato fuori dalla polizia londinese circa tre anni fa. Da allora le richieste di estradizione da parte degli Stati uniti si sono fatte più insistenti. Inizialmente, con una sentenza emessa nel gennaio del 2021, la giudice britannica Vanessa Baraitser aveva rifiutato l’estradizione di Assange, perché le sue condizioni psichiche avrebbero reso “troppo oppressivo” il suo soggiorno in un carcere di massima sicurezza statunitense, fino a portarlo a togliersi la vita.

Le sentenze

Tuttavia, l’Alta corte britannica ha poi ribaltato la decisione sulla base dell’appello contro la sentenza di Baraitser fatto a ottobre 2021 da James Lewis, l’avvocato che rappresenta Washington. Secondo Baraitser infatti, Assange non sarebbe “affetto da disturbi psicologici seri e duraturi”, pertanto la sua estradizione non dovrebbe essere negata sulla base di tali premesse. Inoltre, secondo Lewis, le autorità statunitensi avrebbero promesso di non rinchiudere Assange in un carcere di massima sicurezza, né in isolamento e di riportarlo in Australia per scontare la sua pena, una volta finito il processo. Infine, come ultima rassicurazione, Lewis avrebbe garantito come queste queste condizioni sarebbero “vincolanti per gli Stati uniti”.

Da qui si è arrivati alla decisione della magistratura di autorizzare l’estradizione. Edward Fitzgerald, avvocato di Assange, ha risposto alle dichiarazioni di Baraitser accusando Washington di voler “minimizzare la gravità dei disturbi psichici del signor Assange e il reale rischio di suicidio”. Inoltre, per Fitzegrald non esisterebbe alcuna certezza che le condizioni poste da Lewis verranno rispettate dopo che Assange sarà trasferito negli Stati uniti. Il processo per i 17 capi di accusa imputati al fondatore di WikiLeaks potrebbe durare anche 10 anni, durante i quali Assange sarebbe sicuramente posto in isolamento in un carcere statunitense. Infine il governo australiano non si è ancora espresso sulla possibilità di prendere in carico Assange se fosse condannato.


Categories:   Science

Comments