Vaccini, come l’mRna potrebbe cambiare la medicina


L’intenzione di Katalin Karikó non è mai stata quella di produrre vaccini. Prima della pandemia, la biochimica ungherese-americana aveva dedicato anni a sviluppare il potenziale terapeutico dell’mRna, prima cercando di creare una versione sintetica della molecola messaggera che non innescasse una reazione infiammatoria nel corpo e successivamente – una volta che lei e il collega Drew Weissman hanno raggiunto l’obiettivo – nel tentativo di attirare l’attenzione della comunità medica e scientifica.

Karikó immaginava che la tecnologia sarebbe stata utilizzata per le terapie sui soggetti colpiti da infarti e ictus. Ma è stata la corsa frenetica allo sviluppo di un vaccino per Covid-19 ad aver fatto ottenere a Karikó il tardivo riconoscimento a livello globale. Il lavoro sull’mRna svolto dalla biochimica e dai suoi colleghi è stato la base che Moderna e BioNTech hanno utilizzato per sviluppare rapidamente i vaccini per Covid-19 che hanno salvato milioni di vite.

Funzionamento e sviluppo

I vaccini tradizionali allenano il sistema immunitario esponendolo a versioni innocue di virus completi che insegnano al corpo a riconoscerne le caratteristiche fondamentali, come nel caso della famigerata proteina spike di SARS-CoV-2. I nuovi vaccini a mRna hanno trovato un modo più sofisticato per ottenere lo stesso risultato: usare l’RNA messaggero – una molecola genetica che si trova in natura e viene usata per trasmettere informazioni all’interno e tra le cellule – per fornire al corpo una serie di istruzioni per creare la proteina spike, di fatto prendendo in prestito un meccanismo interno del corpo e trasformandolo in una fotocopiatrice.

Questa differenza ha permesso ai vaccini mRna di essere progettati, realizzati e approvati in tempo record. Negli ultimi diciotto mesi la tecnologia mRna è stata iniettata in miliardi di braccia, contribuendo a rallentare le conseguenze devastanti della pandemia. L’impatto a lungo termine – accelerato da Covid-19 – potrebbe tuttavia essere ancora maggiore.

Attualmente sono in corso decine di studi clinici su nuove forme di vaccini a mRna per tutta una serie di applicazioni diverse, dalla malaria a Zika, dall’herpes al citomegalovirus. Recentemente, Moderna – che è stata fondata nel 2014 per studiare le potenzialità dell’mRna – ha annunciato di aver avviato studi clinici di fase I per due vaccini contro l’Hiv basati sull’mRna. “Utilizzando l’mRna si possono ottenere risultati in modo molto più rapido“, spiega Carl Dieffenbach, direttore della divisione Aids degli National Institutes of Health (un’agenzia del governo statunitense che si occupa di ricerca in campo biomedico e salute pubblica) che sta supervisionando gli studi.

Il lavoro sull’mRna era iniziato prima della pandemia. Moderna, per esempio, ha lavorato per anni all’involucro lipidico che racchiude il filamento di mRna nel vaccino. “Come per tutti i successi improvvisi, l’mRna era in fase di sviluppo da molto tempo“, racconta Richard Hatchett della Coalition for Epidemic Preparedness Innovations(Cepi), una fondazione che raccoglie donazioni per finanziare attività di ricerca finalizzata allo sviluppo di vaccini. Nel 2016 Cepi aveva investito in un vaccino a mRna contro Zika, salvo poi rendersi conto che “il senso di urgenza si era attenuato” una volta placata l’epidemia. C’erano stati anche tentativi di sviluppare piattaforme mRna per altri coronavirus, come la Mers, un lavoro che si è rivelato fondamentale quando è iniziata la pandemia da Covid-19. Moderna è riuscita a modificare il suo vaccino per la Mers in modo che si adattasse alla nuova malattia, consentendo di iniziare i test clinici ad appena 66 giorni dalla pubblicazione della sequenza genetica di SARS-CoV-2.


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